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L’acquamazione: cos’è la cremazione green che sta rivoluzionando il settore funebre

26 Febbraio 2026
L’acquamazione: cos’è la cremazione green che sta rivoluzionando il settore funebre

Quando Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano e Premio Nobel per la Pace, ha scelto nelle sue ultime volontà di essere “liquefatto” anziché cremato, il mondo ha scoperto una pratica funeraria che promette di ridefinire il modo in cui pensiamo alla fine della vita.

L’acquamazione – conosciuta anche come idrolisi alcalina, biocremazione o cremazione senza fiamma – utilizza acqua e una soluzione chimica per dissolvere il corpo in poche ore, consumando il 90% di energia in meno rispetto a come avviene la cremazione tradizionale.

Il risultato? Zero emissioni dirette di gas serra, nessun mercurio liberato nell’atmosfera, e la restituzione alla natura di un liquido sterile che può essere disperso senza danni ambientali. Mentre l’Italia osserva ancora dall’esterno per mancanza di un quadro normativo, nel mondo anglosassone e in Olanda questa tecnica si sta affermando come l’alternativa più eco-compatibile mai sviluppata.

Come funziona l’idrolisi alcalina?

come funziona l'acquamazione

L’acquamazione si basa su un principio chimico tanto semplice quanto efficace: accelerare la decomposizione naturale dei tessuti organici tramite l’uso di una soluzione alcalina composta da acqua e idrossido di potassio (KOH).

Il corpo viene adagiato in un contenitore pressurizzato di acciaio inossidabile, dove il sistema automatizzato calcola il peso e determina la quantità esatta di acqua e alcali necessari. Una volta sigillato, il recipiente viene riscaldato a temperature comprese tra i 152°C e i 180°C – ben al di sotto delle temperature necessarie per la combustione tradizionale, che oscillano tra i 750°C e i 980°C.

Grazie alla pressione interna, la soluzione non raggiunge mai il punto di ebollizione. Il processo dura dalle 3 alle 6 ore (o fino a 14-16 ore se si lavora a temperature inferiori, intorno ai 98°C), durante le quali i tessuti molli – muscoli, organi, pelle – vengono completamente dissolti in un liquido composto da aminoacidi, peptidi, zuccheri e sali. Ciò che rimane intatto sono soltanto le ossa, che vengono successivamente essiccate e ridotte in polvere bianca (fosfato di calcio) utilizzando un macchinario chiamato cremulatore – lo stesso utilizzato nella cremazione delle ceneri a fiamma.

La polvere ossea, più chiara e fine rispetto alle ceneri della combustione tradizionale, viene consegnata ai familiari all’interno di un’urna.

La differenza sostanziale? Con l’idrolisi alcalina si ottiene mediamente il 20-32% in più di residui ossei, poiché l’assenza di combustione evita la perdita di materiale causata dalle fiamme.

Per chi si interroga sul costo della cremazione, attualmente l’acquamazione ha prezzi comparabili alla procedura tradizionale nei Paesi dove è consentita, con il vantaggio di richiedere un’urna leggermente più capiente (circa 20% in più) per contenere tutti i residui.

Il vantaggio ambientale dell’acquamazione

La forza dirompente dell’acquamazione risiede nei dati ambientali.

Secondo le stime della Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti (EPA), il processo consuma circa un settimo dell’energia richiesta da una cremazione a fiamma. La ricercatrice olandese Elisabeth Keijzer ha calcolato che il “costo ambientale” dell’acquamazione è pari a soli 2,59 euro, contro i 48,47 euro della cremazione con feretro e i 63,66 euro di una sepoltura tradizionale. In termini di energia, questo si traduce in una riduzione del 90% del consumo energetico e in una diminuzione di almeno il 35% delle emissioni di gas serra.

costo ambientale acquamazione

Altro aspetto rilevante: l’idrolisi alcalina non produce emissioni di mercurio, sostanza tossica che viene rilasciata nell’atmosfera durante la cremazione tradizionale quando il calore fa evaporare l’amalgama dentale delle otturazioni.

Nell’acquamazione, l’amalgama viene raccolto separatamente e smaltito correttamente. Allo stesso modo, eventuali pacemaker o protesi in titanio presenti nel corpo vengono recuperati al termine del processo e, dove possibile, riciclati o smaltiti secondo le normative vigenti.

Il liquido finale – trasparente, color tè, privo di DNA e completamente sterile – può essere disperso in sicurezza nell’ambiente o inviato agli impianti di depurazione dove i suoi nutrienti organici diventano utili per il trattamento delle acque reflue.

Non è un “rifiuto pericoloso”, bensì di una miscela di composti organici già presenti in natura, che torna nel ciclo dell’acqua senza lasciare tracce nocive. Per chi si chiede se durante la cremazione il corpo si muove, nell’acquamazione il corpo rimane completamente immobile per tutta la durata del processo, grazie alla temperatura moderata e all’assenza di fiamme.

Storia dell’acquamazione

L’idrolisi alcalina non è una scoperta recente. La tecnica fu brevettata negli Stati Uniti nel 1888 con lo scopo di smaltire in modo economico e igienico le carcasse di animali nei macelli.

Nei decenni successivi rimase confinata al settore veterinario e agricolo, fino a quando, negli anni ’90, venne impiegata per affrontare emergenze sanitarie quali l’epidemia del morbo della mucca pazza. Il metodo si dimostrò estremamente efficace nel distruggere virus e prioni – gli agenti infettivi responsabili dell’encefalopatia spongiforme bovina – proprio perché dissolve completamente i tessuti organici senza lasciare tracce biologiche attive.

Parallelamente, alcune facoltà di medicina statunitensi adottarono l’acquamazione per il trattamento dei corpi donati alla scienza, apprezzando la sicurezza igienica e il basso impatto ambientale della procedura.

Il passaggio da utilizzo veterinario a pratica funeraria per gli esseri umani avvenne nei primi anni 2000, quando le imprese funebri statunitensi ottennero l’autorizzazione commerciale a offrire il servizio. Da allora, la diffusione è stata graduale: oggi l’idrolisi alcalina è legale in 20 stati americani (tra cui California, Florida e Texas), in Canada (dal 2012), Australia, Regno Unito, Olanda, Sudafrica e Messico.

La scelta di Desmond Tutu nel dicembre 2021 ha segnato una svolta nella percezione pubblica. L’arcivescovo, famoso per il suo stile di vita modesto e per l’impegno ambientalista, aveva chiesto espressamente una bara economica, una cerimonia semplice e la cremazione più rispettosa dell’ambiente possibile. La Desmond and Leah Tutu Legacy Foundation ha confermato che le sue ceneri sono state sepolte durante una cerimonia privata nella Cattedrale di San Giorgio a Cape Town, dopo essere state ottenute tramite acquamazione.

Dove è legale e dove no?

La diffusione dell’acquamazione incontra ostacoli di natura legislativa e culturale. In Europa, solo Regno Unito e Olanda hanno approvato tale pratica, mentre in Italia non esiste ancora un quadro normativo che la disciplini.

L’assenza di regolamentazione non dipende da divieti espliciti, quanto piuttosto dalla mancanza di una legislazione di riferimento che autorizzi gli impianti e stabilisca standard operativi. Chi vuole organizzare un funerale con cremazione nel nostro Paese deve quindi rivolgersi alle tecniche tradizionali, almeno fino a quando non sarà introdotta una normativa specifica.

Negli Stati Uniti, la situazione varia da stato a stato. California, Florida, Texas, Colorado, Oregon, Washington, Minnesota, Illinois, Kansas, Maryland, Nevada, Maine, Vermont, Utah, Wyoming, Idaho, e altri stati hanno autorizzato la pratica negli ultimi due decenni.

Alcuni stati richiedono che l’acquamazione venga eseguita solo in strutture dedicate, mentre altri permettono agli impianti di cremazione tradizionali di dotarsi della tecnologia necessaria.

In Canada, l’approvazione risale al 2012 e la tecnica si è diffusa principalmente nelle province anglofone, dove la sensibilità ambientale è più marcata. In Australia, diverse strutture offrono il servizio in tutte le principali città, mentre nel Regno Unito l’acquamazione è disponibile dal 2019 grazie all’apertura del primo impianto commerciale a Saltdean, vicino Brighton.

La lentezza nella diffusione europea si spiega con ragioni pratiche ed economiche. I macchinari per l’idrolisi alcalina prodotti da aziende specializzate tipo Bio-Response Solutions e BioSafe Tech (QUALIA) hanno costi iniziali elevati – anche se nel lungo periodo risultano più economici da gestire rispetto ai forni crematori. Inoltre, l’accettazione culturale del concetto di “liquefazione” richiede un cambiamento di mentalità che richiede tempo.

Confronto con la cremazione tradizionale

Per comprendere appieno il valore dell’acquamazione, serve confrontarla direttamente con la cremazione a fiamma.

Durante una procedura tradizionale, il corpo viene esposto a temperature elevatissime (750-980°C) per circa 2 ore, in un processo che richiede l’uso di combustibili fossili (gas naturale o propano) e produce emissioni significative.

Secondo stime del settore, nel Regno Unito le cremazioni annuali producono un inquinamento equivalente a quello dei sistemi di illuminazione di 65.000 abitazioni. Ogni cremazione rilascia in media 245 kg di anidride carbonica nell’atmosfera.

Al contrario, l’idrolisi alcalina lavora a temperature moderate, utilizza acqua come risorsa principale, e genera un effluente liquido sterile che può essere trattato come qualsiasi altra acqua reflua. Il confronto in termini di efficienza energetica è netto: dove la cremazione a fiamma consuma circa 285 kWh di energia, l’acquamazione ne richiede appena 27-30 kWh. La differenza è ancora più evidente se si considera l’intero ciclo di vita: la cremazione richiede forni che devono essere mantenuti a temperature elevate per ore, con conseguente dispersione di calore e spreco energetico.

Differenza impatto acquamazione e cremazione tradizionale

Sul fronte dei residui ossei, l’acquamazione offre un altro vantaggio pratico: poiché le ossa non vengono esposte a temperature estreme, rimangono più integre e producono una quantità maggiore di polvere. Questo significa che i familiari ricevono più residui del proprio caro, un aspetto che molti trovano psicologicamente rassicurante. Per chi sta valutando il costo di un funerale con cremazione, il prezzo dell’acquamazione è sostanzialmente allineato, con alcune strutture che applicano tariffe leggermente superiori per coprire l’investimento iniziale nei macchinari.

Un aspetto spesso trascurato riguarda i documenti necessari per la cremazione: in molti Paesi dove l’acquamazione è legale, la procedura burocratica è identica a quella della cremazione tradizionale, non richiedendo autorizzazioni aggiuntive una volta che l’impianto è stato certificato dalle autorità sanitarie.

Le obiezioni e i dubbi più comuni

Nonostante i vantaggi ambientali documentati, l’acquamazione incontra diverse resistenze. La principale obiezione riguarda l’accettabilità psicologica del processo: molte persone trovano difficile l’idea che il liquido derivante dalla dissoluzione del corpo – anche se sterile e privo di DNA – venga inviato a un impianto di depurazione o utilizzato come fertilizzante.

Tale reazione emotiva, pur comprensibile, ignora il fatto che il liquido è chimicamente identico a quello che si formerebbe naturalmente durante la decomposizione di un corpo sepolto, solo concentrato in un arco temporale molto più breve.

Dal punto di vista religioso, le reazioni sono state miste. La Chiesa Cattolica non ha ancora emesso una posizione ufficiale sull’acquamazione, sebbene abbia accettato la cremazione tradizionale dal 1963. Alcuni ambienti cattolici conservatori, soprattutto negli Stati Uniti, hanno espresso perplessità, vedendo nella liquefazione una pratica “innaturale” o irrispettosa. Tuttavia, le confessioni protestanti e anglicane – come dimostrato dalla scelta di Desmond Tutu – tendono a essere più aperte, privilegiando l’aspetto della responsabilità ambientale.

Un’altra critica riguarda il costo iniziale degli impianti. Un sistema completo di idrolisi alcalina può costare tra i 150.000 e i 400.000 dollari, una cifra significativa per un’impresa funebre. Tuttavia, i costi operativi sono inferiori rispetto a quelli di un forno crematorio tradizionale: meno manutenzione, minore consumo energetico, e assenza di sistemi di filtraggio complessi per i fumi. Nel lungo periodo, l’investimento si ripaga, ma rappresenta comunque una barriera all’ingresso per molti operatori del settore.

Sul piano igienico-sanitario, le autorità di controllo nei Paesi dove la pratica è legale hanno confermato che l’acquamazione offre garanzie di sicurezza superiori rispetto alla cremazione tradizionale, proprio perché il processo distrugge completamente agenti patogeni, virus e prioni. Non ci sono rischi di contaminazione ambientale né di trasmissione di malattie.

Il futuro dell’acquamazione: prospettive e sviluppi

La crescita dell’acquamazione è destinata ad accelerare nei prossimi anni, spinta da tre fattori convergenti: la crisi climatica, l’esaurimento degli spazi cimiteriali nelle aree urbane, e il cambio generazionale nelle preferenze funebri. Le statistiche mostrano che le nuove generazioni sono più inclini a scegliere opzioni eco-compatibili, anche quando si tratta di pianificare la propria morte. La cremazione a Milano è già largamente diffusa e la pressione sugli spazi cimiteriali è altissima e l’introduzione dell’acquamazione potrebbe rappresentare una soluzione ottimale.

Dal punto di vista tecnologico, le aziende produttrici stanno lavorando per rendere i sistemi più compatti, efficienti ed economici. BioSafe Tech ha recentemente presentato modelli di nuova generazione che riducono ulteriormente i consumi energetici e i tempi di lavorazione, rendendo il processo ancora più sostenibile. Si stanno inoltre sviluppando sistemi modulari che permettono agli impianti di cremazione esistenti di integrare l’idrolisi alcalina senza dover costruire strutture separate.

In Italia, la discussione sull’acquamazione è ancora agli inizi. Alcuni esperti del settore funebre hanno iniziato a sollevare il tema, sottolineando che il nostro Paese rischia di rimanere indietro rispetto ad altri stati europei. La mancanza di una normativa non è dovuta a un’opposizione ideologica, quanto piuttosto alla lentezza del processo legislativo. Per chi si chiede quanto possa costare in futuro, anche in Italia la tariffa dovrebbe allinearsi a quella della cremazione dopo esumazione o delle altre procedure standard.

L’esempio olandese dimostra che l’introduzione dell’acquamazione può avvenire in tempi relativamente brevi quando c’è volontà politica. L’Olanda ha approvato la pratica nel 2020 e già nel 2022 diversi impianti erano operativi. Il dibattito pubblico è stato gestito con trasparenza, fornendo informazioni scientifiche accurate e coinvolgendo esperti di bioetica e ambiente.

Una rivoluzione silenziosa ma inesorabile

L’acquamazione non è una moda passeggera, né un’idea futuristica destinata a rimanere confinata nei laboratori. È una tecnologia matura, testata, sicura, e già disponibile in decine di strutture sparse nel mondo. La sua diffusione procede gradualmente perché richiede un doppio cambiamento: infrastrutturale (costruzione degli impianti) e culturale (accettazione da parte del pubblico). I numeri ambientali parlano chiaro: 90% di energia in meno, 35% di emissioni in meno, zero mercurio, zero combustibili fossili. In un’epoca in cui ogni settore è chiamato a ridurre la propria impronta ecologica, anche il comparto funebre non può sottrarsi.

Per le famiglie che oggi devono affrontare la perdita di una persona cara, l’acquamazione rappresenta una scelta che unisce rispetto per il defunto e responsabilità verso le generazioni future. Nei Paesi dove è disponibile, sempre più persone la inseriscono nelle proprie disposizioni testamentarie, seguendo l’esempio di Desmond Tutu. In Italia, dove la pratica non è ancora consentita, resta l’auspicio che il legislatore colmi presto questo vuoto normativo, permettendo anche a noi di accedere a un’alternativa funeraria che coniuga dignità, sostenibilità e innovazione. Mentre attendiamo, possiamo informarci, discutere, e prepararci a un futuro in cui dire addio ai nostri cari non significherà più pesare sull’ambiente che lasciamo a chi resta.

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