Riassunto: nel momento in cui una persona muore, i suoi account social e i suoi dati digitali non spariscono da soli. Restano online, spesso per sempre, a meno che qualcuno non intervenga. La legge italiana permette ai familiari di chiedere l’accesso, la modifica o la cancellazione di questi dati, ma le procedure cambiano da piattaforma a piattaforma. Noi di Onoranze Funebri La Simonetta dal 1946 affianchiamo le famiglie anche su questo fronte, insieme a tutte le altre pratiche successive al decesso.
Un ricercatore di Oxford, Carl Öhman, ha calcolato che entro la fine del secolo i profili Facebook di persone morte potrebbero superare quelli di chi è ancora vivo. Un social network che diventa, di fatto, un immenso archivio di persone che non ci sono più.
È un dato che fa riflettere, perché racconta qualcosa che quasi nessuno pianifica per tempo.
Cosa succede alle foto, ai messaggi, agli abbonamenti e ai profili social di una persona una volta che questa persona se n’è andata?
La risposta, purtroppo, non è mai una sola. Dipende dalla piattaforma, dalle impostazioni che la persona aveva scelto quando era ancora viva, e da cosa decidono di fare i familiari nei giorni e nei mesi successivi al lutto.
Cosa dice la legge italiana?
Partiamo da un equivoco comune.
Molti pensano che il GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati, tuteli automaticamente anche gli account di chi è morto, magari passando i diritti agli eredi come farebbe con un conto in banca. Non è così. Il GDPR protegge le persone viventi, e i suoi diritti (accesso, cancellazione, rettifica) si applicano solo finché la persona è in vita.
Il regolamento europeo lascia però ai singoli Stati la possibilità di colmare questo vuoto, e l’Italia lo ha fatto. Con il decreto legislativo 101 del 2018, che ha adeguato il nostro Codice Privacy al GDPR, è stato introdotto l’articolo 2-terdecies.
In pratica, chi ha un interesse proprio, agisce come mandatario della persona scomparsa o ha ragioni familiari meritevoli di tutela può chiedere alle piattaforme di accedere, correggere o cancellare i dati del defunto.
Il diritto, però, incontra un limite preciso: se la persona aveva espresso per iscritto, quando era ancora viva, la volontà contraria a questo tipo di accesso, quella volontà va rispettata.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ricordato un altro aspetto importante.
Anche dopo la morte, la dignità e la reputazione di una persona restano un valore da proteggere. Avere accesso a un account non significa poterne fare quello che si vuole.

Facebook e Instagram seguono strade diverse
Meta, la società che possiede entrambe le piattaforme, ha scelto 2 approcci differenti, ed è utile conoscerli prima che il bisogno diventi urgente.
Su Facebook esiste una figura chiamata contatto erede, che ogni utente maggiorenne può scegliere già in vita, dentro le impostazioni del proprio profilo. Se l’account viene reso commemorativo, sotto il nome compare la scritta “in ricordo di”, e il profilo smette di comparire negli spazi pubblici come suggerimenti di amicizia o promemoria di compleanno. Il contatto erede può fissare un post in cima al profilo, aggiornare la foto di copertina, rispondere a nuove richieste di amicizia, ma non può leggere i messaggi privati né modificare i contenuti pubblicati in passato. Se nessuno è stato designato, parenti e amici possono comunque chiedere a Facebook, tramite un modulo apposito, di trasformare l’account in commemorativo oppure di cancellarlo del tutto, allegando il certificato di morte.
Instagram, invece, non prevede la nomina di un contatto erede. I familiari possono solo chiedere la memorializzazione del profilo, dimostrando il decesso, oppure la sua rimozione, fornendo il certificato di nascita e di morte insieme a un documento che attesti il legame di parentela.
Su LinkedIn la procedura è ancora più snella: è sufficiente compilare un modulo online per far rimuovere il profilo, mentre su X, l’ex Twitter, l’unica strada è la cancellazione, senza nessuna forma di memorializzazione. In quel caso, tutto quello che la persona aveva scritto va perso in modo definitivo.
Google, Apple e gli account
Se i social raccolgono i ricordi più visibili, sono spesso Google e Apple a custodire quelli più delicati: email, foto private, documenti, backup di conversazioni intere.
Google mette a disposizione uno strumento chiamato Gestione account inattivi, che permette di indicare fino a dieci persone di fiducia destinate a ricevere i dati dell’account dopo un periodo prolungato di inattività.
Funziona bene, ma solo a una condizione: che l’utente l’abbia attivato per tempo, quando era ancora in vita. Pochissime persone lo fanno, complice il fatto che la morte, per definizione, non si mette mai in agenda.
Apple ha introdotto una funzione simile con iOS 15.2, il contatto erede digitale. Chi lo attiva genera un codice di accesso che, dopo il decesso, permette alla persona designata di richiedere l’ingresso nell’account, comprese le foto conservate su iCloud.
Anche in questo caso, senza una configurazione fatta in anticipo, i familiari si trovano davanti a una porta chiusa, e recuperare l’accesso diventa un percorso lungo, fatto di documenti da presentare e attese burocratiche.

Cosa entra nell’eredità?
C’è un aspetto a cui si pensa raramente, ed è quello economico.
Un account digitale non contiene solo fotografie e conversazioni. Può custodire un saldo residuo su PayPal, crediti da spendere su Amazon, criptovalute, abbonamenti attivi con addebito automatico, e nel caso di chi lavorava online, canali YouTube monetizzati o profili con un seguito commerciale.
Secondo il diritto successorio italiano, tutto ciò che apparteneva alla persona al momento della morte entra nel suo patrimonio, allo stesso modo di un conto corrente o di un immobile, e passa quindi agli eredi secondo le regole della successione.
Il problema è che senza le credenziali di accesso questo patrimonio digitale rischia di restare bloccato per anni, o di andare perso del tutto. Da qui nasce l’idea, discussa da alcuni notai e giuristi negli ultimi tempi, di un registro digitale in cui custodire in vita le proprie credenziali principali, così da renderle disponibili agli eredi senza dover passare per lunghe trattative con le singole piattaforme.
Per ora resta più una proposta che una realtà diffusa, ma il tema è destinato a tornare, con l’aumentare del valore economico di ciò che teniamo online.

Prepararsi per tempo, per non lasciare un peso in più
La cosa più semplice da fare, per chi vuole evitare questo genere di complicazioni a chi resta, è occuparsene mentre si è ancora in vita.
Attivare il contatto erede su Facebook, configurare la gestione degli account inattivi su Google, indicare un contatto erede digitale su Apple… Sono tutti gesti che richiedono pochi minuti e che evitano mesi di richieste, moduli e attese.
È lo stesso principio che sta dietro a chi sceglie di dare disposizioni per il proprio funerale con largo anticipo, o di organizzare un funerale in vita.
Come vi affianchiamo in questo percorso
Quando la burocrazia digitale si somma a tutto il resto, tra certificati, permessi e comunicazioni da gestire, il rischio di sentirsi sopraffatti è facile. Noi di Onoranze Funebri La Simonetta dal 1946 seguiamo le famiglie anche nel disbrigo delle pratiche amministrative legate al lutto, e possiamo indicare la strada giusta anche per quanto riguarda gli account online del proprio caro, oltre a tutta la parte più tradizionale della pratica funebre.
Attenzione a non confondere questo tema con altri due servizi che offriamo, distinti ma complementari. Il cordoglio digitale riguarda la possibilità di inviare condoglianze online a chi ha subito un lutto, mentre i memoriali digitali con QR code sulle lapidi permettono di creare uno spazio di ricordo dedicato, collegato fisicamente al luogo di sepoltura. Sono strumenti pensati per chi resta e vuole ricordare, mentre il tema di cui abbiamo parlato oggi riguarda invece la gestione diretta di ciò che il defunto aveva costruito online durante la propria vita.
Se stai affrontando questa situazione, o vuoi semplicemente iniziare a pensarci per tempo, contattaci. Siamo disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per accompagnarti in ogni fase, compresa quella meno visibile ma sempre più importante legata alla vita digitale di chi non c’è più.
