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Storia del funerale: dalle origini ai riti di oggi

26 Luglio 2026
Storia del funerale: dalle origini ai riti di oggi

Riassunto: il rito funebre accompagna l’uomo da decine di migliaia di anni, dalle sepolture di Neanderthal alle piramidi egizie, fino ai riti che oggi si celebrano nelle nostre città sempre più multiculturali. In questo articolo ripercorriamo questa storia e sveliamo perché, a Milano come nel resto d’Italia, i funerali di alcune comunità straniere restano quasi invisibili agli occhi di chi non ne fa parte.

Se si perde una persona cara, che sia un parente o un amico, uno dei momenti più intensi è quello del rito funebre. Non è altro che l’occasione in cui chi resta rende l’ultimo saluto alla salma, in un gesto che accompagna l’umanità da un tempo molto più lungo di quanto si pensi.

La parola “funerale” deriva dal latino funus, che alcune fonti collegano all’azione di calare la salma nella tomba con l’uso di funi. Ma le radici del gesto vanno cercate molto più indietro nel tempo, ben prima che esistesse una parola per definirlo.

Le origini nella preistoria

trasporto di una salma durante un funerale

Già tra i 200.000 e i 40.000 anni fa, l’uomo di Neanderthal ricopriva i corpi dei propri morti con fiori.

Alcuni scheletri risalenti al Paleolitico, ritrovati dagli archeologi, presentavano infatti strati di polline attorno ai resti, un indizio che ha fatto ipotizzare l’esistenza di un piccolo cerimoniale già in epoche così remote. Se questa lettura è corretta, l’uso delle composizioni floreali nei riti funebri avrebbe un’origine antichissima, molto precedente a qualsiasi civiltà organizzata.

Anche le tracce funerarie dell’epoca preistorica raccontano qualcosa di simile. I defunti venivano spesso seppelliti insieme a cibo e oggetti di uso quotidiano, un segno che fin da allora si credeva in una qualche forma di vita dopo la morte.

Un rito che attraversa le grandi civiltà

Tra i popoli che hanno celebrato la morte con più enfasi ci sono senza dubbio gli antichi Egizi, che oltre a costruire veri e propri monumenti funebri come le piramidi si erano specializzati nella mummificazione, convinti che il corpo dovesse restare integro per accompagnare l’anima nel suo viaggio.

Nell’antica Grecia, il rito funebre serviva a propiziare il viaggio del defunto verso Ade, restituendo pace al corpo delle persone scomparse. Questa idea torna spesso nei poemi omerici, dove si descrive con grande intensità il dramma di non poter seppellire i propri morti, quasi fosse una condanna peggiore della morte stessa.

Anche a Roma i funerali erano cerimonie molto sentite, a cui partecipavano mimi, danzatori e musici. È documentata perfino l’esistenza di veri professionisti del settore, i libitinarii, descritti come i primi responsabili delle pompe funebri della storia occidentale: un antenato, per certi versi, del lavoro che facciamo ancora oggi.

Dalla veglia in casa alla casa funeraria di oggi

Uno degli elementi che accomuna quasi ogni epoca e cultura è l’esposizione della salma, il momento in cui amici e parenti rendono l’ultimo saluto prima della sepoltura. Il locale che ospita il defunto viene chiamato camera ardente perché, in antichità, veniva illuminato da candele che restavano accese per tutta la permanenza della salma.

Oggi questo spazio può essere allestito nella casa del defunto, nella camera mortuaria di un ospedale, oppure in una casa funeraria, una soluzione sempre più scelta dalle famiglie milanesi perché offre un ambiente riservato e curato, pensato apposta per accogliere la veglia lontano dal contesto ospedaliero.

In Italia, i riti più diffusi restano il funerale laico e il funerale cattolico, a seconda della volontà espressa dal defunto o dei suoi familiari. Se vuoi sapere come si organizza l’uno o l’altro nel dettaglio, trovi tutte le informazioni nei due articoli dedicati.

Perché in Italia si vedono pochi funerali di alcune comunità straniere

funerale cinese

Milano è una città sempre più multiculturale, eppure c’è un fenomeno che incuriosisce da anni chi lavora nel nostro settore. Nei registri anagrafici, i decessi di cittadini cinesi o di fede musulmana risultano molto meno numerosi di quanto ci si aspetterebbe, viste le dimensioni di queste comunità sul territorio. Non è un mistero, ma la somma di più fattori concreti.

Per la comunità cinese, la ragione principale è il rimpatrio della salma. Morire lontano dalla propria terra d’origine e riposare accanto ai propri antenati resta un desiderio profondamente sentito, legato a credenze antiche sulla continuità tra i vivi e i morti. Non è raro che le associazioni della comunità organizzino raccolte fondi tra connazionali proprio per permettere questo trasferimento, spesso complesso e costoso. A questo si aggiunge un secondo fattore, più anagrafico che culturale: molte persone anziane scelgono di tornare in Cina prima della fine della vita, e chi ha acquisito la cittadinanza italiana non compare più nelle statistiche come cittadino straniero, rendendo i numeri ufficiali ancora più fuorvianti.

Per le comunità di fede musulmana, il meccanismo è simile ma la motivazione è soprattutto religiosa. La Sharia prevede un rito rigoroso, che idealmente si svolge entro le 24 ore dal decesso: il corpo viene lavato da persone dello stesso sesso del defunto, avvolto in un sudario di tessuto bianco senza cuciture, accompagnato da una preghiera collettiva e sepolto rivolto verso la Mecca, senza bara, in una tomba sobria priva di ornamenti. Un rito celebrato in modo incompleto o frettoloso è considerato una mancanza grave, ed è proprio questo che spinge molte famiglie a scegliere il rimpatrio quando è possibile, oppure a rivolgersi a terreni consacrati appositi quando non lo è. Il risultato è un rito sobrio, rapido e vissuto quasi sempre lontano dagli sguardi esterni, non per segretezza ma per la natura stessa della tradizione.

Non è un caso che, negli ultimi anni, siano nate a Milano e in altre grandi città italiane agenzie e associazioni specializzate proprio nell’accompagnare queste comunità, occupandosi sia della parte burocratica del rimpatrio sia del rispetto delle usanze religiose quando la sepoltura avviene sul territorio italiano. Alcuni cimiteri cittadini hanno iniziato a riservare aree dedicate alle diverse confessioni religiose, un segnale di come il rito funebre, pur restando ancorato alle proprie radici, continui ad adattarsi al contesto in cui si trova.

Sepoltura, cremazione e le altre scelte di oggi

svolgimento di un funerale

Molte persone scelgono di essere sepolte nel proprio paese di origine, accanto al resto della famiglia. Altre preferiscono restare nella città in cui hanno vissuto. A Milano, ad esempio, il Cimitero Monumentale resta uno dei luoghi simbolo della città, ben diverso dai piccoli cimiteri di provincia.

Negli ultimi anni, a prescindere dalla provenienza, si è diffusa sempre di più la scelta della cremazione al posto della sepoltura tradizionale, e chi la sceglie può poi decidere se conservare l’urna in casa o disperdere le ceneri, nel rispetto della normativa vigente.

Sono temi che meritano un approfondimento a parte: se vuoi capire tutti i passaggi pratici e i documenti richiesti, dalla scheda ISTAT ai permessi comunali, li trovi spiegati nel dettaglio nel nostro articolo sul disbrigo delle pratiche amministrative funerarie e in quello sui documenti necessari per la cremazione.

Come vi accompagniamo, qualunque sia la tradizione da rispettare

Il filo che lega migliaia di anni di storia, dai fiori sparsi da Neanderthal alle piramidi egizie, dai riti romani a quelli praticati oggi dalle comunità che vivono a Milano, è sempre lo stesso: il bisogno umano di dare un addio dignitoso a chi non c’è più, nel rispetto delle sue credenze e di quelle di chi resta.

Noi di Onoranze Funebri La Simonetta dal 1946 ci occupiamo di servizi funebri a Milano da quasi ottant’anni, e sappiamo quanto sia importante curare ogni dettaglio nel rispetto delle tradizioni di ogni famiglia, qualunque sia la sua provenienza o il suo credo.

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