La legge 2 dicembre 2025, n. 182 è entrata in vigore il 18 dicembre 2025 e ha ridisegnato le regole di un settore che tocca la vita di ogni famiglia nel momento più delicato: la morte di una persona cara.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 281, la normativa – intitolata “Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti” – interviene in modo specifico sul settore funebre attraverso gli articoli 36, 37 e 38, modificando la storica legge 130/2001 sulla cremazione e il DPR 396/2000 sull’ordinamento dello stato civile.
Per le famiglie milanesi, abituate a confrontarsi con una delle metropoli italiane con il più alto tasso di cremazioni del paese, le novità sono concrete e immediate.
Cremazione come servizio pubblico
Prima di guardare alle novità procedurali, vale la pena capire il principio che le sorregge tutte.
L’articolo 36 della L. 182/2025 stabilisce per la prima volta in modo esplicito che “la cremazione delle salme è servizio pubblico locale d’interesse generale“. Non è solo una formula giuridica: significa che la pratica crematoria non può più essere trattata come un servizio privato lasciato alla logica del mercato libero.
Le tariffe di cremazione devono corrispondere a quelle approvate annualmente dal Comune e inserite nel piano economico-finanziario (PEF), con divieto di sconti non previsti dal contratto di affidamento.
La vigilanza sulle tariffe spetta direttamente al responsabile del procedimento di affidamento pubblico.
Per le famiglie milanesi questo si traduce in maggiore trasparenza sui costi: niente più differenze tra listini dell’impresa funebre e tariffe del crematorio, con la possibilità di verificare in anticipo quanto spende davvero un funerale completo.
Capire dove si collocano le spese è ancora più rilevante se si considera che la Lombardia è la prima regione italiana per numero assoluto di cremazioni – 51.861 nel 2024 secondo i dati SEFIT [2] – e che l’incidenza della cremazione sul totale dei decessi ha raggiunto il 38,94% a livello nazionale, con percentuali ben più alte al Nord.
Digitalizzazione delle pratiche: addio alle code in Comune?
Il fulcro operativo della riforma riguarda la digitalizzazione dei flussi documentali, un cambio che le imprese funebri e gli uffici di stato civile stavano attendendo da anni.
La nuova lettera a-bis dell’art. 3 della L. 130/2001 stabilisce che tutti i documenti necessari per la cremazione – avvisi, autorizzazioni, atti connessi all’affido o alla dispersione delle ceneri – possono essere “formati in carta libera o con modalità digitale e inoltrati tempestivamente, anche per via telematica”.
L’ufficiale di stato civile del Comune in cui è avvenuto il decesso diventa il punto di coordinamento obbligatorio: spedisce in modo digitale ogni documento all’impresa funebre incaricata, all’impianto di cremazione di destinazione e al servizio cimiteriale.
Parallelamente, l’atto di morte può essere formato dall’ufficiale di stato civile sulla base di avvisi o accertamenti del decesso trasmessi telematicamente dall’autorità sanitaria. La scheda ISTAT, il certificato necroscopico, le comunicazioni della direzione sanitaria o del medico curante possono transitare via posta elettronica certificata, eliminando la necessità per le famiglie di recarsi fisicamente in più uffici in un momento di grande stress emotivo.
L’AgID ha tempo nove mesi dall’entrata in vigore della legge per definire gli standard tecnici delle comunicazioni telematiche: fino ad allora, la transizione sarà graduale.
Nella pratica quotidiana di chi deve occuparsi delle pratiche per la cremazione, questo significa meno spostamenti, meno fotocopie e procedure più rapide – in teoria. Nella realtà, come segnalano i primi commenti applicativi degli operatori di settore, l’uniformità tra Comuni diversi tarderà ad arrivare finché non saranno operativi gli standard AgID e finché non ci sarà una formazione adeguata dei funzionari locali.
La volontà di cremazione si esprime anche online
Un’altra novità particolarmente rilevante per le famiglie riguarda il modo in cui si dichiara la volontà di cremazione.
Prima della legge, la procedura richiedeva spesso la presenza fisica dei familiari aventi titolo per sottoscrivere i documenti necessari.
Con la L. 182/2025, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (la cosiddetta DSAN, già introdotta in via sperimentale durante il Covid) diventa lo strumento ordinario e definitivo: può essere resa “con qualsiasi mezzo idoneo, compreso il formato digitale”, purché sia garantita l’identità del dichiarante.
La stessa dichiarazione può essere acquisita per via telematica.
Si tratta di un passaggio che semplifica enormemente la vita delle famiglie disperse geograficamente – situazione frequentissima in una città come Milano, dove molti residenti hanno parenti in altre regioni o all’estero.
La riforma estende il criterio della maggioranza assoluta per il consenso degli aventi titolo anche in regioni che prima applicavano regole diverse, mentre rimane preclusa la DSAN ai cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea, che devono ricorrere alle forme ordinarie.
Comprendere in anticipo questo meccanismo aiuta chi sta pianificando i funerali di un familiare a capire quanto costi la cremazione e quali documenti servono effettivamente, senza trovarsi impreparati di fronte agli uffici.
Trasporti funebri e regole più chiare (ma qualche nodo resta)
La legge interviene anche sul trasporto dei feretri destinati alla cremazione, materia che fino ad oggi era disciplinata principalmente dal DPR 285/1990 con integrazioni regionali spesso difformi.
Da dicembre 2025, solo le imprese autorizzate all’esercizio dell’attività funebre – tramite SCIA – possono effettuare il trasporto al crematorio.
La norma ammette i trasporti multipli di feretri fino a un massimo di quattro per mezzo funebre, con eccezioni in caso di calamità o su ordine dell’autorità giudiziaria o sanitaria.
L’autorizzazione al trasporto deve ora contenere elementi obbligatori precisi: il soggetto unico incaricato del trasporto, la data, il crematorio di destinazione e – novità – anche la destinazione finale delle ceneri. Per chi si occupa della gestione della cremazione delle ceneri e del loro affido o dispersione, questa indicazione anticipata semplifica la catena amministrativa successiva.
Resta, però, qualche complessità applicativa. L’art. 36 della L. 182/2025 ha introdotto per la prima volta una disciplina nazionale sull’esercizio dell’attività funebre nei trasporti a cremazione, ma diverse norme regionali preesistenti creano attualmente zone di sovrapposizione.
Alcuni Comuni applicano interpretazioni prudenziali che si discostano da quelle di altri, con il risultato che una stessa pratica può seguire percorsi diversi a seconda del territorio competente.
Le sanzioni per le imprese
La legge introduce anche un regime sanzionatorio esplicito, prima assente in forma così strutturata per le imprese funebri. Chi viola le disposizioni sul trasporto funebre rischia la sospensione degli effetti autorizzatori della SCIA da tre a sei mesi; in caso di recidiva entro dodici mesi, scatta la revoca, salvo che il fatto costituisca reato e sia quindi perseguibile penalmente.
È una stretta significativa che rafforza la responsabilità delle agenzie funebri nei confronti delle famiglie e della collettività, e che risponde a una domanda di maggiore tutela che il settore porta con sé da tempo.
Per le famiglie la portata concreta di questo cambiamento è semplice: quando si affidano i propri cari a un’impresa funebre, quella impresa è oggi soggetta a controlli più stringenti e a sanzioni effettive in caso di irregolarità nei trasporti. Un elemento di garanzia che prima mancava a livello di legge statale.
Cosa resta ancora da chiarire
La riforma della legge 182/2025 sul settore funebre ha il merito di aver affrontato nodi che si trascinano da decenni: la frammentazione normativa regionale, l’assenza di una disciplina statale sull’esercizio dell’attività funebre, la lentezza burocratica delle pratiche di cremazione.
Nonostante ciò, gli esperti del settore – a partire dai commenti tecnici pubblicati da SEFIT e dagli approfondimenti degli operatori sul campo – segnalano che la fase applicativa è ancora in rodaggio.
Gli uffici comunali devono adeguare moduli, sistemi documentali e prassi interne. L’AgID deve definire gli standard tecnici. Le Regioni devono allineare le normative locali in contrasto con la nuova legge quadro.
Finché questi passaggi non saranno completati, le famiglie che si trovano ad affrontare una perdita potrebbero incontrare disparità di trattamento da Comune a Comune – soprattutto nelle procedure legate all’autorizzazione alla cremazione e alla successiva gestione dell’urna.
Il consiglio pratico, in questo periodo di transizione, è affidarsi a un’impresa funebre con esperienza consolidata nel territorio milanese, in grado di orientarsi nei diversi uffici competenti e di gestire le pratiche nel modo più rapido e corretto per la famiglia. Le novità normative sono positive nel principio; tocca a chi opera sul campo renderle davvero efficaci nella quotidianità.
